1. Cos’è la Voluntary Disclosure?
  2. Come funziona la legge?
  3. A chi si rivolge?
  4. Perché dovrei aderire e che beneficio ne avrei?
  5. Cosa mi succede se non aderisco?
  6. L’accordo Italia-Svizzera cosa prevede?
  7. Quali attività posso regolarizzare?
  8. Ci sono scadenze per aderire?
  9. Quali sono le differenze con i vecchi scudi fiscali?
  10. La non punibilità è prevista per tutti gli illeciti fiscali?
  11. Reato di autoriciclaggio: di cosa si tratta?
  12. Può aderire anche chi detiene capitali in nero in Italia?
  13. A quali rischi vado incontro aderendo alla Voluntary Disclosure?
  14. Quali sono i casi in cui non è possibile aderire?
  15. La Svizzera ha firmato l’accordo che prevede il riconoscimento come paese white list. Cosa comporta questo?
  16. Una volta regolarizzato sarò costretto a far rientrare i capitali in Italia?
  17. Quanto mi costerà aderire?
  18. Ho un’attività in Svizzera frutto di una successione fatta in anni lontani. Quanto mi costerà regolarizzarla?
  19. Ho un conto corrente in comproprietà con altri soggetti. Chi dovrà fare la Voluntary Disclosure?
  20. Ho cittadinanza e residenza all’estero, ma vivo di fatto in Italia. La Voluntary Disclosure interessa anche me?
  21. Sono proprietario di un immobile in Svizzera da cui percepisco regolare affitto. Devo regolarizzarmi anche io?
  22. Cosa succede se la documentazione risultasse priva dei dati richiesti dalla legge?

Cos’è la Voluntary Disclosure?

E’ un una legge che invita il contribuente che ha patrimoni non dichiarati alla collaborazione volontaria col fisco e regolarizzare la propria posizione. La legge non offre sconti sulle tasse da pagare, ma sconti sostanziosi sulle sanzioni, senza punibilità per i reati tributari. Qui si trovano le risposte sulla Voluntary Disclosure − Domande Frequenti.


Come funziona la legge?

Chi detiene i capitali si presenta all’Agenzia delle Entrate autodenunciandosi mediante apposita domanda di collaborazione e fornisce la documentazione che attesti tutte le attività non dichiarate in suo possesso.

In cambio ottiene delle riduzioni sulle sanzioni ed evita le pene. Resta il fatto che le tasse sugli anni accertabili deve pagarle.


A chi si rivolge?

A tutti i contribuenti che detengono patrimoni all’estero non dichiarati al fisco, a prescindere dalla loro natura e forma giuridica. Quindi, imprese, società di capitali, lavoratori autonomi, imprese commerciali. In pratica a tutti gli italiani che hanno capitali in nero.


Perché dovrei aderire e che beneficio ne avrei?

Se si aderisce ora si avrà la possibilità di regolarizzare la propria posizione usufruendo di diversi benefici. Sono previste infatti forti riduzioni sulle sanzioni per omessa compilazione del quadro RW e viene eliminata la punibilità per reati tributari quali dichiarazione fraudolenta, infedele, omesso versamento iva, omessa dichiarazione e per i reati penali come riciclaggio e auto-riciclaggio.


Cosa mi succede se non aderisco?

La Voluntary Disclosure è l’ultima possibilità per il contribuente di regolarizzare la propria posizione. Non approfittarne ora significa ritrovarsi a pagare il massimo delle sanzioni e andare incontro al rischio di incorrere alle pene previste per gli illeciti tributari e i reati di riciclaggio e auto-riciclaggio che prevedono anche il carcere dai 4 agli 8 anni. Chi non aderisce ora sarà scoperto comunque mediante lo scambio di informazioni automatico che entrerà in forza nel 2017 con la Svizzera. Se non aderisce ora, non basteranno più nemmeno i fondi sul conto in Svizzera per coprire le somme astronomiche delle sanzioni previste, in più il carcere.


L’accordo Italia-Svizzera cosa prevede?

Nel protocollo aggiuntivo sullo scambio automatico di informazioni tra i due paesi è previsto una “Roadmap” che toglie la Svizzera dalla black-list. Grazie a quest’intesa chi detiene capitali non dichiarati sul territorio elvetico e intende regolarizzarli vedrà ridotti della metà gli anni di accertamento, da 10 anni a 5 anni. La Svizzera in pratica sarà considerata come gli altri paesi considerati white list.


Quali attività posso regolarizzare?

E’ possibile regolarizzare qualsiasi attività, sia finanziaria che non. Tra cui conti correnti, obbligazioni, azioni, derivati, trust, partecipazioni a società estere, immobili, assicurazioni, cassette di sicurezza, opere d’arte, oro fisico, gioielli, barche etc.


Ci sono scadenze per aderire?

Si. La domanda di collaborazione volontaria va fatta entro il 30 settembre 2015. A meno di proroghe per la troppa mole di lavoro che verosimilmente l’Agenzia dell’Entrate si troverà a lavorare. L’Offshore Voluntary Disclosure Program negli USA ha dimostrato che mancava il personale nel “Internal Revenue Service”, meglio conosciuto come IRS, il fisco americano, per gestire lo tsunami delle richieste di “collaborazione”. La stessa cosa accadrà anche per l’Italia. Dunque un’estensione dei termini oltre il 30 settembre 2015 è quasi certo.


Quali sono le differenze con i vecchi scudi fiscali?

Le differenze più evidenti sono 2: non è previsto l’anonimato e non ci sono sconti sulle tasse da pagare.


La non punibilità è prevista per tutti gli illeciti fiscali?

Della maggior parte. Le pene restano per i reati gravi quali i reati di emissione di fatture false per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.


Reato di autoriciclaggio: di cosa si tratta?

E’ una nuova norma introdotta proprio con la Voluntary Disclosure. Punisce chi impiega, reimpiega, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre attività ottenuti illegalmente, con l’intento di ostacolare o nascondere la loro provenienza illecita. Le pene previste vanno dai 2 agli 8 anni.


Può aderire anche chi detiene capitali in nero in Italia?

Si. Le sanzioni previste vengono ridotte fino a 1/6.


A quali rischi vado incontro aderendo alla Voluntary Disclosure?

Essendo una procedura lunga e complessa i rischi sono vari. Tra essi il rischio di venir segnalato dal professionista italiano a cui ci si rivolge a causa della controversa legge italiana sull’antiriciclaggio che prevede l’obbligo per il professionista di segnalare al fisco il cliente responsabile di attività illecite; il rischio che la banca per timore di esser coinvolta e accusata di complicità con il cliente possa rilasciare solo parziale documentazione; il pericolo che in fase di lavorazione i nostri dati vengano in contatto di terzi e possano esser resi pubblici e a disposizione del fisco italiano con conseguente apertura di accertamento che di fatto renderebbe poi vana la possibilità di aderire ai benefici della legge; dato che è una legge nuova e complessa, il rischio di affidarsi a professionisti che non abbiano l’esperienza e le competenze per elaborare la mole dei documenti, interagire con banca e Amministrazione, predisporre in modo ottimale e dettagliato la domanda di collaborazione.


Quali sono i casi in cui non è possibile aderire?

Nel caso ci siano già accertamenti amministrativi, verifiche o ispezioni in corso e il contribuente ne avesse avuto formale conoscenza. Ma è sufficiente che ne siano stati informati soggetti concorrenti nel reato o solidalmente obbligati in via tributaria come nel caso di coeredi di patrimoni di cui uno solo abbia ricevuto accertamento.

La Svizzera ha firmato l’accordo che prevede il riconoscimento come paese white-list. Cosa comporta questo?

Il fatto che la Svizzera non sia più considerato dall’Italia un paese black list comporta una riduzione del numero di anni soggetti ad accertamento. Per cui gli anni su cui vanno pagate le tasse si riducono della metà: da 10 a 5.


Una volta regolarizzato sarò costretto a far rientrare i capitali in Italia?

No. Resta la possibilità per il contribuente di lasciare i capitali in Svizzera o trasferirli in altro paese firmatario dell’accordo sullo scambio automatico di informazioni. Ai fini del rimpatrio capitali, l’importante è che le attività siano regolarmente dichiarate. Nel caso si decida di far rientrare tutti i capitali in Italia si parla di rimpatrio fisico. Se invece si decidesse di regolarizzarli lasciandoli in Svizzera, si tratta di rimpatrio giuridico.


Quanto mi costerà aderire?

I costi variano a seconda di 5 fattori: lo stato in cui si trovano (white o black list), loro provenienza, da quanto tempo sono stati costituiti, quanto sono stati movimentati, prelievi e alimentazioni e dagli eventuali redditi prodotti. Conti fino a 2 milioni hanno diritto ad una tassazione forfettaria. Esempio: Conto in Svizzera di 1 milione. Rendita ipotetica del 5% per ogni anno. Per la Svizzera sono 5 anni. Di questi 5% va pagata una tassa del 27%. I costi per il commercialista non saranno pochi perché la procedure è complicata. I costi dipendono anche da come la banca svizzera fornisce i dati. Co sono banche svizzere che offrono dischetti con i calcoli dei dividendi, interessi a capital gain già fatti, mentre altre banche danno “bank statements” in forma cartacea. Sarà poi il compito del commercialista a calcolare l’impatto fiscale. Le grosse ditte internazionali attive nel settore come per esempio KPMG, Deloitte, PWC, Baker McKenzie offrono costi per conti superiori ai 5 milioni che variano dal 1,5 % fino al 3 % degli assets da regolarizzare.


Ho un’attività in Svizzera frutto di una successione fatta in anni lontani. Quanto mi costerà regolarizzarla?

Questo caso prevede costi minimi. Basta documentare la provenienza della successione e fare domanda di collaborazione.


Ho un conto corrente in comproprietà con altri soggetti. Chi dovrà fare la Voluntary Disclosure?

La nuova legge prevede che le attività detenute all’estero siano imputabili a tutti i soggetti che ne hanno avuto disponibilità in parti uguali.


Ho cittadinanza e residenza all’estero, ma vivo di fatto in Italia. La Voluntary Disclosure interessa anche me?

Per la normativa fiscale vigente in Italia, il requisito necessario a far scattare l’obbligo di compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi, permettendo l’adesione alla Voluntary Diclosure e ai sui benefici, è quello della residenza fiscale. Non hanno rilevanza quindi, né la cittadinanza né la residenza civile, ma solo la residenza fiscale.


Sono proprietario di un immobile in Svizzera da cui percepisco regolare affitto. Devo regolarizzarmi anche io?

Si. Tra le attività e i beni detenuti all’estero che vanno regolarizzati ci sono anche gli immobili. Pertanto va fornita relativa documentazione (atto d’acquisto o vendita e relative tasse pagate all’estero). Se poi l’immobile è stato messo in locazione anche i documenti relativi al conto nella quale sono confluiti gli affitti percepiti e al reddito prodotto.


Cosa succede se la documentazione risultasse priva dei dati richiesti dalla legge?

Per aderire alla Voluntary Disclosure bisognerà fornire all’Agenzia delle Entrate tutti i documenti completi, pena il rischio di veder annullata la procedura con le conseguenti sanzioni amministrative e penali.
Nel caso però, il contribuente in buona fede, non fosse in grado di chiarire alcuni aspetti o movimentazioni, potrebbe condurre l’Amministrazione alla ricostruzione induttiva dei redditi in fase di contraddittorio.

 


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